Elementi Caratterizzanti

Il “Distretto” o “Fabbrica dei Materiali”, realizzato tramite impianti di Trattamento Meccanico Manuale, “TMM”, con selezioni densimetriche, ottiche, manuali, ed estrusione finale di quanto non recuperabile e riciclabile. Al fine di recuperare i materiali contenuti nelle “Balle” senza il ricorso allo smaltimento tramite “valorizzazione energetica”, e a qualunque altro smaltimento diverso da quello del riuso e riciclo della materia prima seconda. Al fine di utilizzare gli stessi materiali come risorsa per fini non solo ambientali ma anche economici e sociali (minore dipendenza dall’importazione di materie prime, creazione di posti di lavoro nei processi di riciclaggio e nell’indotto, ecc.), secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro 2008/98 e dalle più recenti Risoluzioni dell’Europarlamento, quali il settimo
programma.
Il tutto sostenuto da laboratori di ricerca sui materiali in loco, atti a ottimizzare la produzione, il riutilizzo e il riciclo. Associati a laboratori di bonifica dei territori, con biotecnologie in loco, da restituire alla loro originaria vocazione agricola.
Avendo modo tramite la ricerca scientifica e la sperimentazione, in loco, di trovare la migliore soluzione per lo smaltimento di tutti quei “Rifiuti Tossico-Nocivi, scarti delle Industrie del “ORD”.

Quindi il distretto sarà destinato anche al recupero della “MATERIA” sversata nel tempo nelle molteplici discariche, abusive e non, disseminate nel vasto territorio Giuglianese. Contornato il tutto con “OFFICINE” atte al recupero di oggetti dismessi quali vecchi mobili, divani, tessuti Laboratori atti al recupero dei materiali contenuti nei vecchi elettrodomestici, riattazione di vecchi computer, cellulari, lettori audio video, da destinare a nuova vita. Il ruolo dei distretti industriali, nello sviluppo economico italiano contemporaneo, è decisamente consistente e nel tempo si è andato consolidando, da un lato in virtù del successo che l’industrializzazione dal basso, costruita sulle piccole imprese, ha riscosso in molte aree del Paese e dall’altro come contrappeso all’entrata in crisi delle imprese pubbliche e più di recente anche dei grandi gruppi privati.

Poiché non regge nei distretti la regola del “posto di lavoro parassitario-assistenzialistico garantito, di scambio”, ma regge il concetto di lavoro regolato dal fare e dal mercato. Di fatto la «produttività distrettuale» è l’unica forma di organizzazione economica e finanziaria dell’industria che l’Italia ha saputo generare e governare con successo.
Il Distretto dovrà porsi nello scacchiere dell’economia Giuglianese.
In una logica di business model, orientato alla knowledge-based economy. “essere basato sulla conoscenza dell’economia”. Il business model è fondato su una catena del valore, costituita, com’è ben noto, dai processi attraverso i quali un prodotto o un servizio passa dalla fase della scoperta, a quella dello sviluppo tecnologico e quindi alla commercializzazione sul mercato. Nella catena del valore distrettuale devono coesistere, legarsi e sovrapporsi in vario modo, risorse tangibili e risorse intangibili in proporzioni diverse secondo i settori produttivi e delle caratteristiche delle singole realtà. Nell’insieme comunque la componente tangibile (produzione) non deve marginalizzare quella intangibile (ricerca, sviluppo tecnologico emarketing e servizi post-vendita). L’impegno nella produzione di beni cioè non deve risultare predominante rispetto a quello riversato alla generazione, all’accumulazione e alla valorizzazione della conoscenza. I beni economici intangibili, infatti, sono indispensabili per produrre e distribuire beni tangibili, e devono pertanto ricoprire un ruolo adeguato nella catena del valore del Distretto, a elevato valore aggiunto. Oggi sono le componenti intangibili a offrire il maggiore contributo in termini di valore aggiunto piuttosto che quelle tangibili, con la conseguenza che le industrie più avanzate e dinamiche tendono a investire sulle risorse intangibili e a fare l’outsourcing (strategia-logistica) delle componenti tangibili più banali; dinamico: la spinta all’innovazione e alla crescita deve avere un ruolo fondamentale in modo da innescare meccanismi auto-propulsivi, di tipo nuovo ed esportabile in tutto il mondo!

La gestione ambientale delle aree produttive è il tema ricorrente su cui le realtà dovranno impegnarsi in una prospettiva di gestione globale della qualità ambientale del distretto produttivo e del suo sviluppo socialmente ed economicamente sostenibile. Il Distretto intende rappresentare il luogo d’incontro privilegiato nel quale mettere in connessione la pluralità di soggetti che, a vario titolo, si occupano professionalmente di ambiente, al fine di realizzare una nuova sinergia tra competenze ed eccellenze scientifiche, culturali e capacità produttive e imprenditoriali. L’obiettivo è di realizzare un collegamento stabile tra il mondo della ricerca e il mondo della produzione, al fine di favorire lo sviluppo di processi d’innovazione tecnologica, favorire la ricerca industriale per una riduzione degli impatti ambientali e della produzione dei rifiuti, sostenere lo sviluppo competitivo, sviluppare la comunicazione ambientale, promuovere l’internazionalizzazione di un nuovo Sistema Ambientale e promuovere la formazione di personale molto qualificato nelle imprese della filiera ambientale privata e della pubblica amministrazione.

Le cose più opportune da fare dal nostro punto di vista per una ripresa effettiva del mondo del lavoro sarebbero: avviare un’attenta analisi sulla produzione attuale di energia, evidenziando costi diretti e costi indiretti quali i costi dell’inquinamento e della salute. i prezzi di mercato dell’energia non riflettono le centinaia di miliardi di euro spesi nei costi nascosti per la salute umana e per l’ambiente. ci sono molti effetti esterni della produzione energetica e del suo uso, questi costi sono molto importanti perché potrebbero realmente portare a valutazioni completamente ribaltate del processo decisionale. I costi nascosti della produzione di energia includono gli effetti sulla salute dall’inquinamento atmosferico. Un rapporto fatto in America, ha stimato in 120 miliardi di dollari i danni nascosti legati alla produzione di energia che sono stati spesi solo negli stati uniti nel 2005, la corrispondenza riflette principalmente i costi nascosti dei problemi di salute dovuti all’inquinamento atmosferico nella produzione di elettricità e dai trasporti. Tenendo anche presente che nel documento economico finanziario, il DEF approvato dal governo attuale, si è stabilito che alcune delle vecchie “Centrali Termo-Elettriche”, ormai inutili percepiranno la bella cifra di 250 Milioni di Euro, senza produrre un solo KW, restando però, a disposizione in caso di calo nella rete! Da qui si evince che non abbiamo per nulla bisogno di altre centrali, perdi più di quelle TERMICHE.
Dal 2008 siamo entrati nell’era della rivoluzione energetica. Termine in cui si fondono fenomeni e tecnologie legate alle fonti di energia rinnovabile (fer).

La diffusione della microproduzione d’energia elettrica prende il posto sempre più delle megacentrali termoelettriche, l’affermarsi delle smart grid, le reti di distribuzione dell’energia elettrica intelligenti, rende possibile la convivenza di piccoli produttori e consumatori di energia con grandi produttori e consumatori di energia elettrica. Le distanze da percorrere si accorciano e si riducono le perdite di veicolamento dell’elettricità. il tutto governato da un sistema intelligente a nodi, molto simile al web un’internet dell’energia. le nostre città diventeranno SMART cities, il “DISTRETTO” sarà autonomo.
E’ ora di “decrescita”, un modello economico che piuttosto che favorire i consumi,
come traino per l’economia, si basi sulla riduzione dei consumi stessi, sul “decoupling”.(sganciamento).